Barcellona ti ama

Ogni tanto anche a Barcellona piove. Scende una pioggia fredda che mi appanna gli occhiali mentre percorro Avinguda Meridiana a piedi, nel bel mezzo di un cammino di 4,6 km dal barrio Sant Andreu verso casa. Mi sono detta che potevo camminare per i 50 minuti previsti dal GPS del mio cellulare, perchè volevo dare un’occhiata a questa zona della cittá, dove non ci si passa mai a meno che non ci si viva. Poi peró la pioggia mi ha interrotto e appena ho trovato la fermata de La Sagrera mi ci sono infilata dentro.

A Sant Andreu oggi c’era la festa in onore di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Una festa di quartiere, bambini in prima fila a guardare la sfilata dei cavalli, dei pony e dei carretti da cui altri bambini lanciano manciate di caramelle dure. E le lanciano pure forte. I bambini spettatori urlano “Caramel! Caramel!”, e i bambini sui carretti gliele lanciano. Pare che gran parte delle persone sia venuta qui ad ammassarsi a bordo strada non per devozione al santo o per vedere la parata, quanto per queste benedette caramelle. Tant’è che i genitori dei bambini in prima fila, al lancio delle suddette, quasi camminano sopra la loro progenie per accapparrarsi piú caramelle possibile. Che poi sono pure caramelle burde, di quelle dure dai colori pastello e la carta trasparente. Visto che me ne arrivano addosso a decine, me ne metto in tasca qualcuna, assicurandomi di non fare un torto a nessun bambino ma soprattutto ai loro avidi genitori. Degne di nota le coppie di vecchietti. Mi rivolgono la parola come se mi conoscessero da sempre, mi dicono che sono lì a collezionare caramelle per i nipotini, così ce le hanno in casa quando li vanno a trovare. Anche se ai nipotini quelle caramelle lí non piacciono – ride la signora – peró almeno fanno una bella figura nella caramelliera in salotto.

La gente urla invocando caramelle, i bambini si divertono, i cavallini hanno i campanelli al collo, i cani al guinzaglio – teoricamente protagonisti della giornata di benedizione – ululano e io sono in mezzo a tutta questa cagnara e mi viene da ridere, ridere dentro. Mi vedo cosí, in un quartiere a muzzo di Barcellona con una macchina fotografica al collo in mezzo a tutti questi catalani che urlano Caramel! Caramel! e mi sento bene.

Alla fine della festa inizio la mia marcia per l’Avinguda Meridianam. Mi compro un pane fresco che mi ricorda il civraxiu sardo e resisto alla tentazione del 3×2 sulle berlinesi ripiene. Piove sempre piú forte e quando arrivo in metro il mio cappottino è fradicio. Sul treno un ragazzo suona il violino e una ragazza la pianola elettrica. Suonano un valzer molto famoso, di cui non riesco a ricordare il nome. Posso ascoltarli solo per una fermata, poi scendono con me a Marina, dove cambiano vagone mentre io torno in superficie sotto la pioggia.

A casa, dopo il pranzo, un’infusione, un sonnellino sul divano, e tanti pensieri, mi cade addosso la malinconia del cielo fuori. E scrivo per farmi forza, che sono giá le otto e domani inizia un’altra settimana, che dovrá essere, come da buon proposito, costellata di qualcosa di speciale ogni giorno.

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2 thoughts on “Barcellona ti ama

  1. Che bello! Per un momento mi hai fatto vivere in mezzo alla calca festaiola di una città sconosciuta. Ho ancora in tasca la caramella che sono riuscita a raccogliere. 🙂 Grazie anche per essere passata da me e buon proseguimento.

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