Case vuote e voltapagina

Una casa vuota fa sempre un certo effetto.

Soprattutto se ci hai vissuto un anno bello, intenso, e con una persona importante. Eppure.

Eppure il momento è arrivato, il tanto atteso 11 ottobre. La data della divisione. Della fine e dell’inizio.

L’influenza, puntuale nei momenti meno opportuni, deve avere sedato i miei neuroni, perché li sento poco attivi, poco inclini a fare domande, a chiedersi cosa ne sarà di noi, cosa ne sarà di me… Sembra che tutta la confusione e i dubbi dolorosi delle scorse settimane siano semplicemente affogati in una birra media chiara servita a Spazio Musica martedì sera. Una specie di pace dei sensi in cui i sensi di colpa si sono dissolti, le domande anche, per il momento.

Possibile essere già così pronti a guardare avanti? Possibile che questi due mesi di autoanalisi e spremimenti di meningi e lacrime e torcimenti di stomaco siano stati così intensi da aver già prodotto il loro risultato?

Se è così, se questo è già il momento del cambiamento, della nuova vita che ha inizio, bene, eccomi, pronta, in prima linea. Se invece non lo è, e si tratta di un semplice ottundimento della mente, di una fase di calma apparente, ok, sono pronta anche per questo.

Una capitana nel mare in tempesta non avrà paura del contraccolpo.

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